Comunità Presbiterali

Scritto autografo di don Angelo Pandin
Iniziamo l’argomento di questa pagina con il grido sgorgato dal cuore sacerdotale di don Angelo Pandin che, in occasione della Festa dei Sette Santi Fondatori dei Servi di Maria, propose ai giovani della “Comunità Vocazionale” che si avviavano al Sacerdozio, la vita comunitaria per i sacerdoti diocesani; una vita comunitaria condivisa anche con consacrati, laici e famiglie con intensità varia in base al tipo di vocazione.
Trovandosi in precedenza a parlare di queste cose al Vescovo di quel tempo, Mons. Abramo Freschi, questi disse: “Questa può essere la soluzione del problema dei sacerdoti in questi tempi!”
Sappiamo dal Vangelo che il seguito di Gesù era composto da vari tipi di persone, si può dire “plurivocazionale”, che hanno fatto esperienza di vita comunitaria e che hanno continuato a incontrarsi dopo la morte di Gesù, la sua resurrezione, l’ascensione, la discesa dello Spirito Santo …
Da questa esperienza comunitaria è nata la Chiesa.
In questa brevissima e assolutamente incompleta introduzione, già ci sono molti spunti di riflessione e di dialogo.
Vorremmo, attraverso questo sito, condividere con voi la nostra esperienza comunitaria come “Seguito di Gesù” e ricevere da voi esperienze, testimonianze sulla vita comunitaria tra sacerdoti e tra sacerdoti, laici, consacrati e famiglie.
In una rivista cattolica di qualche tempo fa, era scritto che l’esperienza delle Comunità Presbiterali, nata dallo slancio di rinnovamento dato dal Concilio Vat. II°, poteva dirsi in fase di esaurimento, superata, ma noi siamo qui a dire che non è così.
Lo Spirito Santo, dagli inizi e in ogni tempo nella storia della Chiesa, rilancia questa “novità”! Provvede anche, per vie misteriose, a mettere in collegamento realtà simili e di questo noi possiamo dare testimonianza.
Icona realizzata da Filippo Rossi
DAL “PROGETTO” :
17 I giovani della comunità, ordinati Sacerdoti o Diaconi, si mettono a disposizione del Vescovo e compiono in “spirito di obbedienza” la missione pastorale e di evangelizzazione loro affidata, operando in equipe comunitarie con il Seguito di Gesù e privilegiando la pastorale giovanile.
APPROFONDIAMO LA CONOSCENZA DI SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY, CURATO D’ARS, PATRONO DI TUTTI I PARROCI, ATTRAVERSO LE MEDITAZIONI DI DON ANGELO PANDIN SULLA BASE DI UN PICCOLO LIBRO CHE EGLI STESSO LEGGEVA NEI SUOI ANNI DI SEMINARIO E CHE L’AVEVA AIUTATO A FORMARSI QUELLE FORTI CONVINZIONI CHE LO HANNO portato A VIVERE IL SUO SACERDOZIO IN MANIERA ESEMPLARE E A TRASMETTERE, A CHI LO ASCOLTAVA, TUTTO IL SUO DESIDERIO DI UN SACERDOZIO SANTO.
Don Angelo Pandin
Il Santo Curato d’Ars
Meditazioni sulla traccia del libro di P. Gilla Gremigni
Meditazione n. 23 – Tratta da audiocassetta datata: 24/1/1991
Ci riaccostiamo al Santo Curato d’Ars, questa figura ascetica e totalmente donata a Dio in un tempo storico particolare che ci fa capire come Dio adatta i suoi santi, anche alle particolari circostanze, alla storia, alla cultura. Perciò gli atteggiamenti o gli adattamenti possiamo dire anche esteriori, che sono formali, ne sono espressione. Quindi anche certe scelte di carattere pastorale o una certa spiritualità, che va bene in quel tempo, è espressione di ciò che resta sempre eterno e che è la ricchezza di Gesù Cristo. Le forme, quindi, sono come espressioni sacramentali; magari già vi ho detto che certe scelte pastorali del Curato d’Ars oggi fanno anche ridere: se l’è presa con le osterie, se l’è presa con i balli, adesso vedremo anche che se la prende con la moda. Evidentemente la moda di quel tempo, immaginate…erano tutte vestite da “suore”! Però, voi capite bene che il modo di adeguarsi ad una certa cultura ha sempre un riferimento con il cuore ed è per questo che noi non possiamo mai giudicare il passato con la mentalità di oggi. Però sappiamo che l’uomo, la donna sono sempre gli stessi; la loro sensibilità, la nostra sensibilità, è sempre la stessa anche se ha espressioni diverse. Per questo bisogna che noi ci adeguiamo. Ma ciò che conta non è il fermarsi a ciò che è formale ma andare all’essenza. Quindi le espressioni sono diverse, però la potenza dell’Amore è sempre la stessa. Allora noi avvicinandoci ai Santi non ci fermeremo soltanto a guardare queste espressioni esteriori, ma guarderemo lo Spirito che li ha animati, questi Santi.
E siamo al capitolo che parla dell’Amore che il Curato d’Ars aveva per l’altare di Gesù e, soprattutto, per il Santissimo Sacramento, per l’Eucarestia. La sua chiesa non era frequentata, il Santissimo conosceva una solitudine impressionante e lui incominciò ad essere la lampada ardente, viva, accanto al tabernacolo e, con il suo esempio, aprì la strada anche a tante anime devote che lo seguivano in questa devozione. Lui non tralasciò occasione per insegnare la preziosità della Messa, del tabernacolo, della presenza eucaristica di Gesù. Abbiamo visto anche come fu pieno di fantasia per quanto riguarda anche l’adeguarsi alle necessità di quel tempo, ma già ormai anticipando i tempi nostri, per cui fondò la Congregazione del Santissimo Sacramento per dire che nella parrocchia sono necessarie anche le aggregazioni e, quindi, riunì attorno alla devozione dell’Eucarestia molte anime fedeli. Poi fondò anche la Confraternita del Santo Rosario e tutto per animare ed orientare i suoi fedeli alla vera vita cristiana, quindi alla santità della vita ricordando sempre che l’impegno cristiano non ha una finalità a se stessa, a se stante, fine a se stessa, ma è tutto finalizzato alla santità della vita, a realizzare il progetto di Dio.
C’era ancora una preoccupazione da parte sua perché gli uomini erano i più assenti. Un fenomeno un po’ che si ripete questo, perché noi abbiamo delle zone anche tuttora, soprattutto nella pedemontana, almeno per noi, in cui le donne vanno abbastanza numerose in chiesa, ma gli uomini si vedono molto raramente. In passato poi era raro vedere qualche uomo che si accostasse all’Eucarestia. E il Curato d’Ars era molto preoccupato perché gli uomini erano molto assenti e l’autore qui fa un’osservazione, una riflessione molto saggia e anche preziosa per noi perché mette in evidenza quanto sia importante il “cuore” nei nostri rapporti, nella nostra vita, nei nostri rapporti anche con Dio. C’è una pietà popolare che magari c’è stato un tempo in cui venne disprezzata, declassata quasi come un sentimentalismo, mentre noi sappiamo che Dio è presente nel cuore e che Dio resta escluso da un cuore indurito! Dio si apre e si comunica a chi ha il cuore semplice, il cuore mite, il cuore piccolo, il cuore umile. E Gesù stesso dice: “ Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”, quindi vediamo come ordinariamente chi vuole soprattutto seguire la ragione corre il rischio di restare escluso dalla manifestazione dei misteri di Dio. Le donne che sono, per dire, più dolci di cuore, si lasciano più facilmente anche coinvolgere dalla grazia di Dio, dalla Parola del Signore. Questo per dire che non dobbiamo escludere mai il sentimento, ma dobbiamo stare attenti che non degeneri in “sentimentalismo”. Però il sentimento è importante. Anche Gesù andava dritto al cuore degli uomini, anche Lui si commuoveva e molta gente si inteneriva per i suoi atteggiamenti. Gli uomini sono più razionali, più duri… Dio si rivolge più al cuore che alla mente. La via per giungere alla fede, normalmente non è la via della mente ma la via del cuore. Uno che vuole assolutamente capire e conoscere tutto, ragionare su tutto resta escluso normalmente dalla fede. Dio resiste ai superbi e ai sapienti, mentre si manifesta ai piccoli di cuore, ai puri di cuore. Ed è un’osservazione importante, per cui il Santo Curato d’Ars cercava di arrivare al cuore dei suoi uomini per vedere se era possibile di poterli portare a Dio. Il Curato d’Ars diceva che il cuore dell’uomo è la creatura più preziosa, la creazione più preziosa che Dio ha compiuto, tanto vero che nella Sacra Scrittura si legge: “Dammi figlio mio il tuo cuore”. Ed è la richiesta di Dio, Egli non dice: “Dammi la tua mente” ma “Dammi il tuo cuore”. E quindi il buon parroco Vianney diceva bonariamente a tutti i suoi signori uomini: “Gli uomini hanno un’anima da salvare come le donne. Essi sono i primi in ogni cosa, perché non lo saranno anche nel servizio di Dio col rendere omaggio a Gesù Cristo nel sacramento del Suo Amore?”. Poi diceva: “La devozione diventa più persuasiva quando essa è praticata dagli uomini”. Ecco, sottinteso, non perché la fede degli uomini valga di più di quella delle donne, ma proprio anche per una testimonianza. In questo tempo noi almeno viviamo in nuovo “sistema” per cui non ci sono più tante differenze anche perché la donna si è molto emancipata e noi ringraziamo il Signore di vedere nelle nostre chiese un’assemblea che è veramente ecclesiale, fatta di tutte le espressioni. Comunque era un problema pastorale, questo, per il Curato d’Ars e si fece aiutare; nel suo sforzo di conquistare gli uomini per portarli in chiesa, si servì del fratello della castellana che era un conte che veniva da Parigi, che aveva lì il suo castello ed era venuto ad Ars nella primavera del 1819. E come la sorella si era messa con il suo esempio, con il suo zelo alla testa della parte femminile della parrocchia, riuscì a vincere a poco a poco quella rigidezza scontrosa che si era diffusa in quel tempo anche dall’eresia del giansenismo, che era un atteggiamento religioso cattolico, cristiano, molto rigorista; così il fratello, il visconte di Ars, nelle sue brevi visite che faceva ad Ars da Parigi, attirò la stima e l’ammirazione non soltanto del parroco ma soprattutto della gente, per cui la sua pietà nell’assistere alla Messa e alle funzioni, la sua carità verso i poveri furono un buon argomento per spingere anche gli uomini a cambiare rotta nelle cose dell’anima. Da qui si capisce come sia importante, spesso, la testimonianza cristiana. Si dice: “gli esempi trascinano, le parole volano”! Quindi noi abbiamo bisogno di dare testimonianza, anche nella costruzione della pace; per dire: più che fare i cortei e le manifestazioni esteriori o le denunce vale più di tutto la testimonianza di vita. La nostra pace.
Ed ecco qui quello che vi accennavo prima: la sua preoccupazione per la moda. Un’attenzione particolare portò l’uomo di Dio, il Santo Curato d’Ars, sulla moda. D’altra parte la moda è espressione anche di vanità, di leggerezza, di superficialità e spesso anche di vuoto di spirito, perché preoccuparsi dell’apparenza o di come va la mentalità del mondo corriamo il rischio di lasciarci condizionare. Noi sappiamo quanto siano negativi i condizionamenti. Oggi più che mai, anche perché poi il modo di vivere oggi è dominato dal consumismo e anche dal materialismo, dall’edonismo e ha veramente svuotato di valori la vita cristiana. Anche in quel tempo, magari per poco, ma è sempre una questione di scelta: o Dio o il mondo! E Gesù dice: “Non potete servire due padroni! Dovete fare la scelta”.
Con la leggerezza dei costumi va di pari passo anche l’immodestia nel vestire, l’immodestia che, allora come ora, non risparmia neppure le campagne; adesso è la desolazione, per dire, che ormai si corre tutti sulla via e sulla mentalità “fan tutti così!”. Questo non soltanto per quanto riguarda la moda semplice, esteriore ma anche per quanto riguarda il comportamento morale, che è peggio. Oggi si divorzia perché divorziano tutti, si abortisce perché abortiscono tutti. E’ una cosa molto più grave, certamente.
E allora eccolo il Curato d’Ars sull’altare, sul pulpito a sbraitare con parole molto forti, adeguate alla mentalità del tempo, se volete anche un po’ minacciose. Oggi non si farebbe più questa retorica, si userebbero altre forme, ma a quel tempo andava bene così, ci si adattava a quella mentalità. In quel tempo valeva anche un po’ la minaccia, la paura. “Ah,” diceva “questa madre che non ha che sua figlia in testa! E che è più che sollecita a guardare se ella ha il berretto ben diritto piuttosto che a domandarle se ella ha dato il suo cuore a Dio.” E la figlia cercherà di attirare gli occhi del mondo e con le sue vesti ricercate ed indecenti proclamerà di essere uno strumento di cui l’inferno può disporre per perdere le anime!”. Era un modo di dire che se può la scannano. E il santo entrò in particolari che sembrerebbero puerili e consigliò e gridò perché la modestia passasse prima di ogni altra eleganza. Sapeva anche quello che diceva la Parola di Dio che “chi e’ fedele nelle piccole cose e’ fedele anche nelle grandi”e chi passa sopra alle piccole cose passa sopra anche alle grandi. Allora c’è un racconto di una ragazza, una certa Marta Miard, quindi è un racconto autentico. “Un giorno, dice, mi incontrò messa un po’ meglio che d’ordinario. Portavo un vestito di mussolina, di colore vistoso ed invece di dirmi come al solito: “Buongiorno figlia mia!”, mi fece un saluto profondo aggiungendo: “Buongiorno signorina!” e se ne andò senza più guardarla ed io, dice, ne ebbi vergogna.” Si capisce anche quale era la mentalità di quel tempo, anche molto più riguardosa e rispettosa anche del sacerdote stesso. Poi un altro piccolo particolare, così, tanto per dire, come anche quel tempo la mentalità della gente era molto semplice. Adesso siamo diventati così complicati! Siamo diventati così difficili, così intrattabili! Magari, per dire, potessimo tornare a quella semplicità! Con tutto quello che è il benessere anche del nostro progresso ma ritornando a quella genuinità!. La piccola Giovanna Lardet uscì una volta fiera di un suo baverino nuovo. Poverina, la più innocente cosa che poteva fare, ma al Curato d’Ars non andò per il bene e le disse, sorridendo, san Giovanni Maria: “Me lo vorresti vendere? Ti do cinque soldi”; e la piccola dice, la ragazzina: “E che ve ne fate Signor Curato?”. E il Curato: “Lo metterò alla mia gattina”. Comunque, a parte queste ingenuità, che sono però segno di passione, di impegno, di amore, di attenzione … adesso purtroppo siamo diventati tutti, tutti tanto superficiali, tanto grossolani: “Va là che tutto va bene!”. E così dopo ne vengono tutte le conseguenze. Cioè, abbiam bisogno di recuperare quella nobiltà, quella gentilezza, quella finezza d’animo. Comunque, attraverso queste forme, se volete anche così puerili, un poco alla volta la moda delle ragazze, delle donne di Ars era diventata la “moda di Dio”. Il più delle donne erano preoccupate più della virtù che di apparire. Ecco, penso che per noi l’insegnamento potrebbe essere questo, e qui non vale soltanto per le donne, ma anche per gli uomini: molto spesso ci teniamo alla riuscita, al successo, all’apparire, all’avere l’attenzione, l’applauso e trascuriamo ciò che è più importante, cioè la ricchezza interiore, la virtù, la santità nella vita.
E così San Giovanni Maria Vianney , dopo di aver dato all’altare le sue prime cure filiali, continuò ad avere molto zelo per la Casa di Dio. Aveva nel cuore una grande passione che gli ardeva ed era lo zelo per la casa del Signore. “Se è vero”, dice l’autore, “come afferma lo Spirito Santo che Dio ha fatto il Creato per se stesso, per la Sua gloria, non sembra dunque più che strano, sacrilego, che l’uomo se ne serva per il suo piacere e, con inaudita leggerezza, lasci nel più desolato abbandono quanto riguarda il culto del Signore?”. Anche il Re Davide disse: “Signore io abito in una casa elegante e Tu ancora abiti in una tenda. Voglio farTi una grande casa”. Davide gliela fece la Casa del Tempio di Dio, però il Signore gli disse: “Ti farò io una Casa più grande, più nobile. Sarà la tua discendenza, il dono che ti farò del Messia”.
Dice ancora l’autore: “Quando un sacerdote non ama e non cura la sua chiesa, siate pur certi che non si curerà molto né di Dio né delle anime”. E in realtà è cosi. Vale anche per la casa di chiunque di noi: non aver cura della casa vuol dire non aver cura della famiglia. Aver troppa cura della casa vuol dire rubare attenzione alla famiglia. Quindi ci vuole anche molta misura in tutto evidentemente. Per la chiesa, però, non si fa mai abbastanza perché è la casa di Dio, è la casa della comunità, e perciò l’Amore di Dio si manifesta attraverso l’attenzione massima alla cura della chiesa. Il santo Curato d’Ars non voleva restare ultimo in questa cura, in questa passione. E il cuore del Curato d’Ars, così come la lingua batte dove il dente duole e il cuore corre dove è l’oggetto amato, così il cuore del Curato d’Ars è nella sua chiesa poiché lì c’è il Signore. E lì è lo scopo e la finalità della sua vita e anche perché lì devono raccogliersi i figli di Dio. Da lì poi il Curato d’Ars veniva con molta facilità a far capire alla sua gente che c’era poi un tempio più importante da curare, da tenere conto, da custodire, da abbellire che è il Tempio del nostro spirito, del nostro cuore, della nostra vita; noi siamo Tempio vivo di Dio. Aver cura quindi della Casa di Dio significa aver cura del Tempio Santo di Dio che siamo noi. E lui bisogna che sia povero fino all’eroismo e invece lei, la sua chiesa, la sua sposa, deve essere ricca quanto gli sarà possibile. Per lei si farà volentieri mendicante; per la sua chiesa non c’era mai nulla che era troppo lussuoso, troppo bello e diceva: “Come non si darà al Signore tutto quello che si ha di più ricco e di più prezioso? Che ingratitudine mostrarsi avari verso Dio che si mostra così prodigo con noi! Non ha Egli dato per noi il Suo sangue sulla Croce? Non si dà Egli tutto nella Santissima Eucarestia?” E il tempo non gli manca, almeno agli inizi del suo impegno pastorale, e quindi può occuparsi della chiesa con amore meticoloso fino ai minimi particolari. Quindi, oltre che ad essere sempre presente nella chiesa, dava moltissimo di sé stesso all’abbellimento della chiesa. Dopo, purtroppo, gli resterà più poco tempo quando, da tutta la Francia verranno a confessarsi da lui.
Si direbbe che il Signore gli abbia mandato proprio a questo scopo il castellano di Ars, un uomo che aveva una certa possibilità economica e, conosciuto il buon acquisto fatto dalla Chiesa di Ars, stretto da una cara amicizia con il buon Curato, spinto dall’entusiasmo della sorella anche, il visconte Francesco trova la sua gioia ad assecondare in tutto le ambizioni del rispettabile Curato Vianney, il quale penserà prima di tutto alla Madonna. Vuole così bene alla Madonna il Curato d’Ars! La venerava come la Madonna Immacolata. Sapete che in quel tempo non era ancora apparsa la Madonna a Lourdes, però ormai era già tradizionale nella Chiesa la devozione all’Immacolata. Si stava già preparando la definizione del dogma dell’Immacolata nel 1854, poi nel 1858 apparve la Madonna. Qui siamo ancora nel 1820. Comunque lui era molto innamorato della Madonna e, allora, gli venne un’idea: dato che l’interno della chiesa è troppo piccolo, gli venne l’idea di aprire una cappella laterale che inaugurerà il 6 agosto 1820 per la festa del patrono San Giovanni Battista. Avrà la sua bella statua policroma, i suoi stucchi, le sue dorature che faranno più ricco l’altare. Sarà l’angoletto da lui preferito dove ogni sabato per quarant’anni celebrerà la Messa.
Andando ad Ars, adesso nella sua chiesa troviamo l’altare della Madonna dove il Santo dedicò tutta la sua devozione alla Madonna. – Ecco, speriamo di poter fare un bel pellegrinaggio ad Ars dopo aver così approfondito la vita del Santo Curato. E sarà, penso, una bella esperienza spirituale. – Ecco, intanto, che il campanile di legno scosso da una campana troppo pesante non si regge più. Il parroco fa’ delicate pressioni presso il sindaco così che ad agosto può metter mano al nuovo campanile; un campanile tozzo e quadrato come è l’attuale adesso, a parte che dopo è stata ampliata la Chiesa, dopo la santificazione. Comunque il campanile c’è ancora con una bella bifora sui lati arricchita da graziose colonnine romane. E’ appena finito che una seconda campana, voluta e comprata dal Curato, che sarà battezzata Campana del Santo Rosario, salirà lassù a cantare al Signore. La sollecitudine con cui il sindaco rispose così prontamente al desiderio di San Giovanni Maria, oltre che collegarsi con la stima che il degno sacerdote riscuoteva nella sua parrocchia, voleva essere, direi un modo per ingraziarsi di più il buon parroco che, verso l’aprile, fu ad un pelo di lasciar per sempre la cappellania di Ars perché … si sentiva indegno di restare parroco di Ars. Il vicario generale, di punto in bianco, temendo che il clima della Dombes molle e basso fosse nocivo al Curato, il quale era ridotto a pelle e ossa, ma soprattutto per le penitenze, l’aveva trasferito alla cura di Salles, presso Ville-franche- sur-Saone, che era un paesino di collina grazioso e salubre, cortese e cristiano, di trecento anime. Il santo ne fu sorpreso, non disse nulla però e, il giorno stabilito fece caricare su di un carretto i suoi quattro mobili e i pochi libri e se ne andò povero e umile, così come era venuto. Quindi non gli parve vero di avere il consenso del vicario per andare in un’altra parrocchia perché lì si sentiva, appunto, in più.
Intanto, mentre la contessa d’Ars minacciava di aggredire il vicario generale per questa decisione, una deputazione si presentò in curia a Lione perché Ars rivoleva il suo Curato e aveva capito che non poteva farne a meno. Lui, San Giovanni Maria, era giunto intanto sulla riva della Saonne, ma il fiume era tanto cresciuto e tanto forte soffiava il vento che il barcaiolo non volle saperne di traghettarlo ed il Curato dovette tornarsene indietro con tutti i suoi poveri impicci adorando nel cuore i disegni di Dio e da lì non si mosse più. Ecco, per dire, come anche il Signore, quando vuole una cosa, la ottiene ad ogni costo e quindi Dio interviene anche attraverso dei segni per far stare uno al suo posto.
Ecco, io chiudo questa lezione per dire come noi dobbiamo stare attenti di stare al nostro posto. E stare al nostro posto vuol dire: dare le risposte esatte alle richieste di Dio. E quindi continuare a chiederci sempre: “Signore cosa vuoi da me? Cosa vuoi dalla mia vita?” in modo che possiamo dare una risposta. Evidentemente questa risposta possiamo ottenerla attraverso la preghiera e anche attraverso il consiglio di una guida spirituale. Vogliamo pregare il Santo Curato d’Ars e tutti gli altri nostri Santi Patroni perché possiamo anche noi avere lo spirito di prontezza, di disponibilità e di saggezza per saper dare le risposte esatte nella nostra vita, perché da queste risposte dipende la riuscita o il fallimento della nostra vita. E non è una cosa da poco! (Continua)