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1 Maggio 1994 – Omelia per la S. Messa a S. Martino di Campagna in occasione dell’inaugurazione della Casa dell’Accoglienza e del V° anniversario di “Radio Voce nel deserto”.

Io lodo e benedico il Signore per questo momento di grazia! Per me è sempre motivo di grande commozione celebrare qui, in questa mia Chiesa, nella quale 43 anni fa ho celebrato la mia Prima Messa Solenne! Ho desiderato oggi portare con me il calice che la Parrocchia di S. Martino mi ha regalato per la mia Prima Messa! Vedo che sull’altare ci sono ancora i segni della mia Prima Messa Solenne, l’8 Luglio del 1951. Mentre esprimo la mia più viva gratitudine a don Maurizio, che considero mio Parroco quando arrivo qua, e a tutti i miei compaesani, vi invito tutti a lodare e a benedire il Signore per le ricorrenze che festeggiamo oggi, per le quali celebriamo questo Sacrificio di Passione, Morte e Resurrezione del Signore che è il suo Mistero Pasquale, che santifica la nostra storia e dà efficacia ai nostri piccoli sforzi per costruire in Gesù Cristo e con la potenza dello Spirito Santo il Regno di Dio! Perciò entriamo in questa Eucarestìa con questo rendimento di grazie, in profonda comunione con questa Comunità Cristiana di San Martino e con tutte le realtà che noi rappresentiamo qui oggi!

Con il cuore colmo di ringraziamento a Dio e alla Vergine Maria, al Parroco don Maurizio e alla mia Parrocchia di adozione, San Martino, celebriamo questa Festa che è dedicata alla “Madonna dell’Accoglienza” ricordando che per me questa Parrocchia di San Martino è sempre stata una Parrocchia di accoglienza. Difatti esattamente 47 anni fa, ed eravamo nel 1947, è qui che mio papà è venuto a chiedere di essere accolto perché era rimasto senza casa e senza terra da lavorare. E ha trovato questo posto molto accogliente per se, per mia mamma e per i sei figli. Io ero il maggiore, quell’anno avevo 18 anni, stavo terminando la terza liceo, tutti i miei fratellini erano dietro di me, quindi una famiglia che aveva bisogno di accoglienza. San Martino per noi, per la mia famiglia, è stata questa Comunità cristiana che ci ha accolti non soltanto perchè qui abbiam trovato la casa, terra da lavorare, nella quale mio papà e mia mamma e i miei fratelli, quelli che potevano lavorare, guadagnavano anche i soldi che occorrevano per pagare la retta del seminario. E questo luogo di accoglienza per me è stato provvidenziale anche perché qui mi sono affidato alla volontà del Signore e qui il Signore mi ha chiamato anche a trasferirmi dalla Diocesi di Vittorio Veneto alla Diocesi di Concordia Pordenone. Ed è per questo che ci siete anche voi qui oggi. Con questo vediamo come il Signore è lui che ci accoglie innanzitutto e non soltanto accoglie, ma anche guida la nostra storia. Dobbiamo essere sempre pronti a dire di sì al Signore dovunque lui ci chiami, perché è nella risposta nostra, pronta, che si compie il progetto di Dio.

Al mio ringraziamento alla parrocchia di San Martino unisco oggi il ringraziamento anche ai sacerdoti che sono convenuti e a tutti voi presenti e a chiunque aderisce e collabora nell’Opera della Madonna del “Seguito di Gesù” che comprende: le Comunità Vocazionali dei Ragazzi e delle Ragazze, insieme con il gruppo comunitario delle mamme che lavorano per le necessità della Chiesa, della Diocesi, insieme anche con il gruppo delle Famiglie che vogliono realizzare il Progetto di Dio nella Chiesa Domestica. Insieme con le comunità ci sono i Gruppi di Preghiera che in questo mese di Maggio celebrano il nono anniversario degli incontri di ogni “Lunedì” nella nostra Chiesa di San Giuseppe, insieme anche con il Pellegrinaggio della Madonna, già da sette anni che ogni settimana visita i Gruppi di preghiera nelle Parrocchie e nelle famiglie, insieme, quest’Opera della Madonna, comprende la Radio nostra “Voce del Deserto” che compie proprio oggi, 1° Maggio, il V° anniversario della sua fondazione per ispirazione della nostra Rosina Floriduz, un’anima che si è immolata al Signore per la sua Parrocchia, per i sacerdoti, per la Diocesi e per tutte le necessità della Chiesa e del mondo.

Oggi quindi questa Celebrazione Eucaristica è un ringraziamento a Dio per tutta questa perseveranza semplice, umile, discreta che ha visto la collaborazione di tantissimo volontariato. Vorrei esprimere un particolare ringraziamento ai fratelli e alle sorelle collaboratori della Radio “Voce del Deserto” poiché stiamo portando avanti questo grosso impegno con una diffusione dei nostri programmi così vasta che neppure noi sognavamo, quando siamo partiti così, sprovveduti, quasi come un “colpo di testa”, ma era una volontà del Signore! Sono oltre una cinquantina i collaboratori della radio che da cinque anni lavorano volontariamente senza pretendere nessun compenso, anzi, gareggiando nell’offrire un servizio sempre più qualificato. Non posso dimenticare insieme con la Rosina Floriduz anche Leo Pacitti e Vigilio Bet che sono passati da qui, da questa nostra Comunità alla Comunità dei Santi nel Cielo, perché hanno molto lavorato per la nostra Radio e per l’Opera della Madonna in genere.

Ci vogliamo così offrire oggi al Signore per mezzo della Vergine Maria per continuare quest’Opera che noi consideriamo e vediamo essere “la più importante” perché va alla radice della vita cristiana, ma anche “la più semplice” perché vogliamo rifuggire da ogni pubblicità, da ogni successo umano, da ogni ostentazione. Vogliamo essere i “servi inutili” che compiono il proprio dovere contenti soltanto se riusciremo, forse non del tutto ma ce la mettiamo tutta, a farlo fino in fondo il nostro dovere! Oggi voglio ringraziare tantissimo il Signore anche per quelli che volontariamente hanno offerto tutto quello che potevano, anche diremmo, l’incredibile, per poter avere qui nella Parrocchia di San Martino la Casa della Comunità Vocazionale dei nostri giovani nella casa di mio papà e di mia mamma, dei miei fratelli, soprattutto del mio fratello Mario, che è andato in Paradiso anche lui. Mi piace ricordare un fatto che ogni tanto, scusate a chi lo ha sentito ma, mi piace tantissimo, per dire, come il Signore si serve della semplicità anche e dell’umiltà di chi si mette a disposizione del Signore: nel ’75 mio fratello Mario è venuto a casa dal Belgio dove sono altri miei tre fratelli, ed è venuto e si è messo in testa di sistemare la stalla, dove abitiamo; era piena di legna, era come un magazzino, aveva ancora tutti i segni della stalla, i sassi … E ha voluto impegnare le sue vacanze per sistemare la stalla. E noi gli dicevamo: “Ma … cosa fai? Sei venuto in vacanza e ti metti a fare ‘sta roba? A fare il pavimento?” perché mio fratello faceva il terrazziere. Ed egli mi disse: “Mah, mi è venuta l’ispirazione! Non si sa mai! Non si sa mai!” L’anno successivo è servita a me, quella stalla, trasformata in una sala più accogliente perché uscito dalla mia malattia ho cominciato lì a riprendere la celebrazione della Messa. Poi non pensavo che nell’ ’85, dieci anni dopo, quella stalla potesse diventare la Cappella dove sta vivendo ora la nostra Comunità Vocazionale dei Giovani! Il numero dei giovani, per grazia di Dio, è aumentato e ormai nella comunità non ci stanno tutti e allora era necessario trovare un’altra casa. E anche qui, la Provvidenza: un fratello molto generoso ci ha messo a disposizione la casa e altri fratelli che volontariamente l’hanno sistemata e approntata e abbiamo preparato la Casa dell’Accoglienza, dedicata proprio alla Madonna dell’Accoglienza, in questa Parrocchia di San Martino che per me, come ripeto, è sempre stata la Parrocchia dell’Accoglienza della mia famiglia, di me e adesso anche di quest’Opera. Per cui non finiremo mai di essere grati a tutti voi, con a capo don Maurizio, che si distingue proprio per questa caratteristica di accoglienza, di disponibilità e di servizio. Noi, più che esservi grati, non sappiamo far altro, speriamo di potervi fare onore! Che da questa parrocchia di S. Martino nasca e fiorisca quest’Opera!

Vogliamo in quest’Opera seguire l’Accoglienza della Vergine Maria, che ha accolto il Figlio di Dio e che l’ha seguito nel compimento della sua Missione di Redenzione. Lei, che è stata il Tralcio più vivo e più fecondo della Vite che è Gesù e ha accolto il progetto “oscuro” di Dio, – che per la Madonna non è che fosse stato tutto chiaro quello che sarebbe avvenuto per lei!- E così capita sempre per ognuno di noi.

Anche noi, quando siamo partiti, nell’ ’85, pensavamo quasi a una pazzia! Ma era il Signore in fondo che ci ispirava! Io son sempre d’accordo, e questo deve servire per tutti, che quando il Signore ci dà un’ispirazione, dopo di averla ben meditata, soprattutto … in lunga preghiera di adorazione davanti al Santissimo, e dopo aver chiesto anche consiglio a qualche persona saggia, è sempre bene dire di sì. Perché, io penso, che non si sa cosa può succedere dopo quel sì! Alla peggio, se le cose van male, farò una brutta figura io! Però, davanti al Signore, non posso dire di essermi tirato indietro! Ecco perché, con prudenza e con discernimento, è sempre bene essere pronti! E penso che la più grande disgrazia che possa capitare a chiunque, a ogni cristiano, sia quella che davanti a una proposta subito si incominci a dire: “Mah, vedrò, non so, ci penserò, mi consiglierò, aspetta ancora un po’!” Io ho visto che tutti quelli che si sono comportati così sono falliti! Perché il Signore, come prima cosa, vuole la disponibilità, la prontezza! La Vergine Maria, quando ricevette l’annuncio dell’Angelo, se avesse detto: “Mah, guarda … è un po’ difficile quello che mi dici! Lascia che vada a consigliarmi, che vada a vedere! Aspetta una settimana … torna un’altra volta!” Certamente l’Angelo non sarebbe più tornato! …

E allora, anche se davanti a noi si prospetta un cammino oscuro, dobbiamo essere sempre pronti a dire il nostro “Sì!”, perché un cammino più oscuro di quello che ha percorso Gesù, penso che nessuno di noi lo percorrerà! E con questo cammino dobbiamo essere pronti come la Vergine Maria ad accogliere gli imprevisti, anche tutte le contraddizioni, anche le profezie di “Una spada che …” gli avrebbe trapassato il cuore! L’accoglienza della povertà della grotta a Betlemme, della povertà di Nazaret, dell’esilio, della sconfitta, sotto la croce, di suo Figlio! La Vergine Maria, sempre pronta a dire di sì! Ecco, il nostro modello è Lei! La Vergine, la Madonna dell’Accoglienza.

Siamo molto grati anche a una famiglia che ha voluto regalarci, proprio stamattina, per la Casa dell’Accoglienza, la Madonna dell’Accoglienza, che noi la dedichiamo: “Madonna dell’Accoglienza dei Giovani, dei Sacerdoti e delle Famiglie” che sono le tre realtà oggi più aggredite dalle forze del male! Sappiamo in quale pericolo si trovano i giovani oggi! Sappiamo anche quante aggressioni stanno subendo i sacerdoti, oggi, per tanti motivi! E per questo dobbiamo pregare molto per i sacerdoti! E sappiamo anche quali difficoltà e sofferenze stanno attraversando le nostre famiglie! Per cui quest’Opera di Accoglienza vogliamo che diventi un piccolo segno, una risposta, soprattutto fondata nella preghiera e nella offerta della nostra vita perché la Madonna ci guidi ad accogliere i giovani, ad accogliere i sacerdoti, ad accogliere le famiglie. La Vergine Maria, poi, come abbiamo meditato nel Rosario, ha accolto il discepolo prediletto, Giovanni! Certamente ha accolto anche Pietro pentito! E gli altri Apostoli! … La Vergine Maria, per questo noi la veneriamo e accettiamo come Madre dell’Accoglienza dei Sacerdoti!

Nella Casa che inaugureremo dopo la Messa noi intendiamo accogliere tutti quei giovani che desiderano trovare il senso della vita e la loro vocazione. I segni che abbiamo già riscontrato sono questi: i giovani che sono arrivati normalmente sono giovani abbastanza adulti, giovani, diciamo, “vissuti”. Per dirci che noi è mai troppo tardi, e il Signore oggi va alla ricerca di questi giovani che stanno portando il peccato del mondo più di tutti gli altri! Tutte queste vittime giovani che cadono tutti i giorni sulla strada e che distruggono la propria vita nel non senso e nelle scelte stolte del divertimento, della droga, del benessere!… E’ una realtà peggiore della guerra! E allora tra questi giovani tanti desiderano ricuperare quello che hanno perduto. E c’è questa grande testimonianza che stiamo vedendo nella nostra Comunità Vocazionale dei Giovani, come questi giovani, una volta ritrovato il Signore, diventano un po’ come San Paolo, che dopo di essere stato persecutore e bestemmiatore è diventato un vaso di elezione! Per cui questa Casa di Accoglienza sarà aperta a tutti i giovani, indistintamente, a tutte le persone che desiderano cercare il senso della vita e poi scoprire la loro vocazione, perché ognuno di noi ha una chiamata! E nessuno di noi deve rassegnarsi di essere un “fallito” nella vita! E soprattutto desideriamo accogliere i giovani che si sentono chiamati a diventare “Sacerdoti della Comunità” in obbedienza al nostro Vescovo, a servizio della nostra Diocesi! Una Comunità di sacerdoti, non religiosi, ma sacerdoti a servizio della Diocesi, con tutti gli altri sacerdoti, unicamente con questa caratteristica: la vita comune, la vita di comunità! Che oggi risponde alle nuove esigenze dell’attività pastorale e della Missione della Chiesa. Quindi la Chiesa continua nella sua tradizione, però insieme alla tradizione che deve continuare, c’è bisogno che il Vescovo possa disporre di Sacerdoti disposti di vivere in Comunità e di operare in Comunità! Basta che pensiamo alla prospettiva delle nuove Unità Pastorali dove è necessario per i sacerdoti che non soltanto “convivano”, perché “mangiano insieme e dormono insieme”, questa non è comunità! Ma dove dei sacerdoti proprio “condividano” la vita comunitaria! Senza essere “religiosi” nel senso tradizionale, cioè senza dipendere da un superiore religioso, ma dipendendo e obbedendo al Vescovo, come tutti i sacerdoti diocesani e in comunione con i sacerdoti diocesani!

E in quest’ultimo tempo la Madonna ci ha fatto vedere che c’è anche un’altra prospettiva! Io oso annunciarla oggi perché ormai c’è chi mi dà motivo di poterla annunciare, questa disponibilità che io vedo tanto preziosa! In questa nostra Casa di Accoglienza vogliamo accogliere anche i nostri confratelli sacerdoti che hanno vissuto un tempo sofferto di difficoltà e di lontananza dall’altare e che ora desiderano riprendere il loro Ministero Sacerdotale! Sappiamo che ogni sacerdote, anche se ha abbandonato l’altare, resta Consacrato con l’Ordine Sacro, “Sacerdote in eterno”! E allora, la ripresa che è sempre possibile e che è molto preziosa e utile in questo tempo, perché nessuno deve essere escluso o condannato all’emarginazione nella Chiesa, tantomeno coloro che sono stati insigniti dell’Ordine Sacerdotale, questa ripresa esige una Comunità di Accoglienza! E quindi abbiamo bisogno di costituire un punto di riferimento e di appartenenza, sempre in comunione e in obbedienza al Vescovo! Vi ho detto che c’è già qualche nostro confratello sacerdote che è pronto a prendere questa meravigliosa decisione! E sarà una gran festa per la Chiesa! Dopo di aver visto tanti sacerdoti che per motivi diversi che noi non possiamo giudicare! Perché Gesù dice: “ Chi sa cosa c’è nel cuore dell’uomo?” Chi sa cosa è passato nel cuore di un sacerdote che ha lasciato l’altare? Ma non è detto che quello deve essere condannato per sempre a restare fuori! Il Signore chiama tutti! Chiama sempre!… Purchè ci sia questa profonda conversione e questo desiderio di dimenticare il passato e di ricominciare tutto daccapo! È la Parola di Dio che ci autorizza a fare questo! Perchè nella Parola è detto che la Chiesa, “il popolo di Dio, diventato traditore quando si è prostituito, il Signore è pronto ad accoglierlo – questo popolo – e a riportarlo nel deserto e a ricominciare questo cammino nuovo di fidanzamento!” Questa Casa nostra, di Accoglienza, è pronta anche per questo! In più auspico che tanta ricchezza sacerdotale, bloccata dalla sofferenza che è derivata da questo allontanamento, possa essere recuperata! Con tutta la discrezione e il discernimento del Vescovo, evidentemente, noi siamo pronti ad accogliere! Gesù quando ha detto di accogliere i fratelli, non ha detto: “Accoglietene alcuni e altri no!”, “Qualunque fratello accoglierete, accoglierete me!” Ecco perché siamo pronti ad offrire ai sacerdoti una Comunità che li accoglie sotto la protezione, con la guida della Madonna dell’Accoglienza dei Giovani, dei Sacerdoti e delle Famiglie!

Per questo abbiamo bisogno di tutto l’aiuto vostro, di tutto l’aiuto del Seguito di Gesù, perché possiamo essere fedeli e dare il nostro servizio umile, disponibile, semplice, perché il Signore non ci domanda le Opere! Ci domanda la Vita! E allora abbiamo bisogno dell’aiuto, della comprensione di tutti, in particolare della comprensione anche di questa nostra carissima parrocchia di San Martino! Perché abbiamo bisogno di comprensione, no? Siamo in crescita! Siamo tralci che stanno subendo ancora la potatura! E la piegatura! Riprendo questo concetto perché è quello che mi ha colpito mentre preparavo la Parola di Dio di questa Domenica, della “Vite e dei tralci”, pensando sempre anche al mio papà, meraviglioso vignaiuolo! Quando si potano le viti, tutti lo sapete, no?, si pota il tralcio e quello “lacrima”! E bisogna essere pronti a umiliarci, a perdere! Ma poi non basta! Bisogna che il tralcio potato, venga piegato! Non si può produrre frutto così, senza disciplina! Essere piegati! Legati, proprio! Con le sacche! Mio papà li legava, i tralci! Gesù si è legato con i chiodi! Si è piegato! Non possiamo essere discepoli del Signore senza questa potatura, senza questa piegatura! Cioè senza umiltà e senza obbedienza! Per essere discepoli del Signore e quindi per glorificare il Padre come dice Gesù, dobbiamo essere discepoli del Signore attraverso questa “potatura” che è l’Umiltà e questa “piegatura” che è l’Obbedienza!

Allora io vi invito tutti a sostenerci! Invito anche i sacerdoti che ci stanno seguendo anche nell’Incontro di Preghiera (del Lunedì) e sono a loro molto grato. Noi non vogliamo fare progetti grandi, ripeto sempre così, vogliamo solo obbedire a Dio! E ci mettiamo a disposizione con tutto il nostro cuore e con tutto il desiderio massimo di far del bene alla nostra Chiesa! Se non riusciremo a farlo con le Opere, alla fine lo faremo con l’offerta della nostra vita! Perché ognuno di noi, prima di essere innestati nella Vite, siamo chiamati anche a essere pronti a diventare semente, da essere gettati nella terra e morire, per poter portare molto frutto! Io vorrei soltanto poter avere, per la Vigna che il Signore mi ha affidato, l’amore che mio papà aveva per la sua vigna! Chi lo ha conosciuto sa cosa faceva mio papà per le viti! Ogni mattina lui usciva nella vigna, andava ad accarezzare le viti, andava a togliere le piccole foglioline secche, componeva qualche tralcio che si era un po’ spostato! Era quasi una benedizione mattutina che lui faceva, sempre, alle sue viti!

Ecco! Vogliamo continuare con questo spirito! Vogliamo vivere prima di tutto nella pazienza perché dobbiamo ancora tutti convertirci, purificarci e crescere! Ma nello stesso tempo vogliamo anche essere molto fiduciosi e ottimisti, perché non lavoriamo per noi stessi! Lavoriamo per il Signore! E allora ognuno di noi resti fedele, al proprio posto! Portando in Gesù molto frutto per la potenza dello Spirito Santo, in modo da poter diventare quei tralci fecondi che danno gloria al Padre che abbiamo in Cielo!

13 Marzo 2000 / Attività e Missione

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