2. CONOSCERE ...

      Don Angelo Pandin

 

                                                                                                              

 

                                                                                                             

 

 

 

                                                                                                                              

                                                               

 

        

 

 

Nell’occasione del 17° anniversario della morte di don Angelo Pandin, riportiamo la testimonianza su di lui dell’allora Vescovo della Diocesi di Concordia-Pordenone, Mons. Sennen Corrà.

Mi accingo a fissare nello scritto questa mia testimonianza nello studio dove solitamente si svolgono le udienze. Fu qui accanto che ebbi con don Angelo l’ultima conversazione. Mi riferì il giudizio dei medici, che si dicevano tranquilli e sicuri del buon esito dell’intervento. Ma, quasi sorvolando su questi pareri, don Angelo mi confidò i suoi sentimenti profondi di una grande pace, serenità, tranquillità, nella disponibilità totale alla volontà di Dio, qualunque essa fosse. Lo vidi pronto e gioioso nella prospettiva dell’incontro definitivo con il Signore. Mi manifestò la sua soddisfazione per l’approvazione dello Statuto per il “Seguito di Gesù” e la sua fiducia che si sviluppasse secondo il disegno di Dio e diventasse un arricchimento e un aiuto per la nostra Chiesa di Concordia-Pordenone.

Il colloquio si protrasse a lungo e, vista l’ora, gli proposi di fermarsi a pranzo. Accettò con gioia. Così il dialogo continuò ancor più disteso e confidenziale. Mi ripetè che l’ingresso all’Ospedale, previsto per l’indomani, non lo preoccupava affatto; era pronto, sereno in pace.

Non lo vidi più. Ma spero di rivederlo presto. Anche se questo avverbio, rapportato all’eternità, va inteso secondo la mente del Salmista: ‘Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte’ (Sal. 90,4).

 

Pordenone, 5 Marzo 1999                                                                             

                                                                                                                          

                                                                                                                                                    + Sennen Corrà

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da un'omelia di don Angelo Pandin

in occasione dell' Epifania del Signore - 6 Gennaio 1990

ORO, INCENSO E MIRRA 

(Tratto da audiocassetta. Trascrizione fedele e volutamente non corretta.)

"La festa dell’Epifania ci fa capire fino in fondo il significato del Natale, ci dà il motivo di fondo per il quale Dio si è manifestato, è venuto in mezzo a noi, ed è nato bambino. E la ragione della venuta del Signore è che tutti gli uomini lo cerchino per conoscere veramente qual'è il vero volto di Dio e trovino salvezza in Gesù Cristo, il Messia, il Salvatore, perciò in questa festa dell’Epifania noi veniamo anche a scoprire la caratteristica del nostro essere cristiani che è la cattolicità! La nostra qualifica di essere cristiani cattolici, cioè di credere in Gesù Cristo Salvatore di tutta l’umanità. Indistintamente da ogni razza, da ogni nazionalità, da ogni lingua, da ogni religione. Perché Gesù Cristo è venuto per tutti e questo ci riempie di gioia e ci rafforza nella fede in Dio, perché credendo in Dio noi vogliamo essere sicuri che questo è il Dio di tutti. Perché se fosse il Dio soltanto di una parte di umanità, sarebbe un Dio impoverito, dimezzato ... non sarebbe più Dio!

Dio deve essere il Padre di tutti e quindi deve amare tutti e cercare la salvezza di tutti! E noi come cattolici siamo felici di avere fatto questa scoperta. Ecco perché diciamo che la religione cristiana cattolica è la religione vera; questo non per sentirci più buoni, più bravi degli altri, o per escludere gli altri, anzi! Per accogliere gli altri! Per aprire le braccia agli altri! Perché noi sappiamo che sono due i modi per conoscere Dio: uno è quello della ricerca umana in base alla propria ragione, alle proprie esperienze culturali per cui l’uomo cerca di immaginare Dio.

È così che si sono formate tutte le religioni, una diversa dall’altra, però tutte cercano Dio, vogliono avere un rapporto con Dio. Che poi in realtà, che lo chiamino con un nome, con un altro o quest’altro, noi sappiamo che Dio è uno solo ed è sempre un unico stesso Dio per tutti. Però questo modo di cercare Dio ha delle difficoltà, perché l’uomo va tastoni alla ricerca di Dio; è nel buio, brancola nelle difficoltà! La nostra mente è piccolissima! Come facciamo noi a capire chi è Dio? Dio però che è tanto buono, fa credito a chiunque lo cerca! E chiunque cerca Dio, già l’ha trovato! Dio lo accoglie!

Però c’è il modo migliore per conoscere Dio, che è quello di Dio che si fa vedere, che si manifesta, che viene a parlarci di Lui stesso: ed è la religione cristiana, cattolica. Ed ecco perché noi diciamo che nella nostra fede cristiana troviamo la risposta di tutta l’ansia che c’è nell’uomo che cerca Dio; perché siamo sicuri che il volto di Dio è quello che si è manifestato in Gesù Cristo. Lui è venuto a parlarci di Dio che è Padre e ci ha manifestato la sua misericordia, ci ha manifestato la sua sapienza, la sua bontà e la sua volontà di salvezza universale di tutta la grande famiglia umana. Ecco allora che noi oggi come Epifania vogliamo anche lodare, benedire e ringraziare il Signore di aver conosciuto questa fede, di possedere questa fede e di conoscere questa volontà di Dio che salva tutti gli uomini.

È evidente allora che come cristiani cattolici noi abbiamo delle responsabilità, perché se possediamo la Verità che è confermata da tutta la Bibbia, perché Gesù Cristo non è altro che la realizzazione della Promessa di tutti i profeti, vuol dire che noi adesso siamo chiamati a continuare l’opera dei profeti e ad annunciare al mondo la salvezza: Gesù Cristo. Ecco perché l’Epifania si manifesta anche nella luce! Noi abbiamo la bellissima tradizione dei falò, nell’Epifania; ieri sera è stato bellissimo! Credo che siate stati tutti contenti! Anch’io sono stato molto contento di aver partecipato alla manifestazione del falò che è stato bruciato qui, nel nostro centro sportivo del comune. Ed è una cosa bellissima e so che anche nelle varie Zone sono stati bruciati tanti falò e molti si sono riuniti. È nel segno della luce che noi dobbiamo vivere oggi la nostra Epifania e tutta la nostra vita cristiana! Tutto il nostro impegno di testimonianza! Noi siamo questa luce, noi siamo questo falò! Noi siamo questa stella che deve guidare e deve indicare agli uomini la salvezza che viene da Gesù Cristo!

E allora ecco la necessità nostra di cercare Gesù Cristo, di cercarlo perché spesso è nascosto. Lo troviamo nascosto nel Bambino, anche in quello che è venuto adesso davanti al Presepio, perché Gesù ci dice che se non diventiamo piccoli come bambini non entriamo nel Regno dei cieli e dobbiamo quindi chiedere di avere questo cuore limpido, trasparente, buono, accogliente, generoso, disponibile, sincero, schietto, perché il Signore si manifesta ai puri di cuore. Ma poi Gesù si nasconde ... Dio si nasconde, in ogni fratello. Ed è qui che noi dobbiamo riscoprire la nostra realtà di cattolici che devono vedere in ogni uomo, in ogni fratello la presenza di Dio! E dobbiamo quindi vivere in questa disponibilità di accoglienza, perché essere cattolici non è un nome, ma è una disponibilità a cercare il Signore.

Ecco, ieri sera quando abbiamo fatto anche la benedizione dei frutti e dell’acqua, io ho parlato della ricerca del Signore e ho parlato di due scale: una di chi va alla ricerca delle creature e si siede sulla scala e non arriva a Dio; ed è l’atteggiamento di chi anche se è cattolico, cristiano, si ferma alla superstizione e va alla ricerca delle creature al posto di Dio. E chi non ha ascoltato questo insegnamento ieri, ascoltatelo questa sera nel pensiero della ‘Buona notte’ che trasmettiamo attraverso la radio (Radio Voce nel Deserto), perché è importante, ne abbiamo bisogno, perché oggi si sta diffondendo la superstizione in maniera impressionante! C’è moltissima gente che segue l’oroscopo molto più che non il Vangelo! Anche tra i cristiani che vengono in chiesa e che sono pieni di superstizione a non finire! Ed è una maniera sbagliatissima di cercare il Signore, di fermarci alle creature! E chi fa così ha già ormai perso di vista Dio! Ma c’è la maniera migliore che è quella di andare alla ricerca di Dio attraverso le creature, perché Dio si manifesta nelle creature, però dobbiamo superarle, le creature, per arrivare a Dio! Dio si manifesta nella sua creazione. Ed è la lezione di San Francesco, che loda e benedice Dio in tutte le creature del mondo.

Ecco allora, noi come dobbiamo, oggi, vivere questa Epifania: in questa ricerca di Dio in tutte le creature! Ma tra tutte le creature, la più importante è l’uomo! E allora è necessario che in ogni uomo noi vediamo la presenza di Dio! E qui abbiamo, penso, molte cose da correggere, perché noi facciamo tante esclusioni! Tante emarginazioni! Tanti giudizi! Cataloghiamo le persone: i nostri, gli altri, i vicini, i lontani! Senza pensare poi ai simpatici, agli antipatici, a quelli che ci fan del bene, a quelli che ci fan del male; e facciamo qui veramente il contrario delle Epifania: nascondiamo il Signore, lo perdiamo di vista! Facciamo l’altro peccato opposto! O anche, se volete, in completamento della superstizione! È un modo anche questo di essere superstiziosi, di mettere davanti il nostro giudizio, la nostra valutazione, mentre il Signore è venuto a salvare tutti, è morto sulla croce per tutti, ha offerto la salvezza a tutti: al ladrone, al centurione romano, che avendo visto Gesù come moriva ha detto: "Ah, questo veramente è Figlio di Dio!".

I primi convertiti sono i pagani: i Re Magi; vengono da lontano a cercare il Signore. Ciò vuol dire che noi dobbiamo acquistare oggi alla luce dell’Epifania una visione positiva di tutti i nostri fratelli! Abbiam bisogno quindi di togliere dai nostri occhi un modo sbagliato, offuscato,falso, di giudicare gli altri, perché noi sempre guardiamo alle negatività, ai difetti, agli sbagli! E incominciamo a ‘tagliare’ come si dice, ‘i vestiti a tutti!’ mentre il Signore ci invita a vedere in ogni uomo la Sua Presenza! E se c’è della negatività, noi lasciamo a Dio il suo giudizio!

Allora io vi invito, come conclusione di questo pensiero dell’Epifania e come Programma, anche, di vita, a prepararci a offrire a ogni nostro fratello, incondizionatamente, da qualsiasi parte esso venga, di qualsiasi colore esso sia, di qualsiasi fede lui abbia, ... e soprattutto quelli che vivono qui vicino a noi, alle nostre case, nella nostra comunità, a prepararci ad offrire i doni dei Magi: l’oro, l’incenso e la mirra. Cosa vuol dire?

 Dobbiamo offrire a ogni nostro fratello l’oro, per dire che in ogni uomo io vedo un figlio di Dio! Anche se bestemmia, anche se non va in chiesa, anche se vive male, anche se dà scandalo... è un figlio di Dio, è amato da Dio! E per quel fratello Gesù è morto! E Gesù può dirmi: "Come! Io sono morto per quel fratello e tu lo disprezzi, e tu lo escludi, e tu lo giudichi? Con che coraggio? Offrigli l’oro della stima, perché è mio figlio!"

E dobbiamo offrire l’incenso a ogni nostro fratello, perché in ogni fratello abita la potenza dello Spirito di Dio! Dio è all’opera in tutte le sue creature! Dio sta conducendo tutti gli uomini a salvezza! E lo Spirito Santo, attraverso vie misteriose opera la salvezza in tutti! E Dio potrebbe dirmi: "Ma come! Io son qua che faccio di tutto per condurlo alla salvezza e tu lo intralci, quel fratello ! E tu lo escludi, e tu lo tieni lontano, e tu lo disprezzi! E tu gli dai scandalo! E tu lo fai bestemmiare! Offrigli l’incenso del tuo rispetto, della tua collaborazione, della scoperta della positività del bene che c’è in ogni fratello, perché in ogni cuore c’è qualcosa di bene!"

E poi offrigli anche la mirra che è il simbolo della tua debolezza, del tuo peccato, della tua mortalità, della tua provvisorietà, del tuo limite! "Perché?" "Perché, guarda, i difetti che vedi nei tuoi fratelli, li hai anche tu e non c’è nessun sbaglio che possa fare il tuo fratello che tu non possa farlo più grande! Offri la mirra della tua umiltà! Sentiti anche tu peccatore come lui e compatiscilo, per essere anche tu, a tua volta, compatito!" Vedete che lezione grande che ci dà l’Epifania? E da qui nasce il nostro Programma Pastorale, per tutta la nostra parrocchia! Tutti dobbiamo oggi arricchirci qui, davanti al Presepio, di oro, di incenso e di mirra da offrire a Gesù presente in tutti i nostri fratelli! Allora, sapete che bella Comunità che verrà fuori? Una vera comunità cristiana, cattolica, per la quale il Signore ci ha tutti battezzato!" (Fine omelia)